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Rivarolo Canavese, 9 agosto 2025
La pace, la giustizia e i diritti umani non hanno confini
Il 2 agosto 2025, Rivarolo Canavese ha scelto di non restare in silenzio. Con il flash mob “Facciamo rumore per Gaza” associazioni, forze politiche e semplici cittadini si sono ritrovati per manifestare la propria indignazione e ribadire con forza che la pace, la giustizia e i diritti umani non hanno confini.
Genesi spontanea di un movimento
Il titolo dato all’evento, ‘Facciamo rumore per Gaza‘, nasce dalla consapevolezza che di fronte al silenzio complice delle istituzioni, solo la voce dei cittadini può squarciare l’indifferenza.
Partita dall’iniziativa spontanea di alcuni esponenti del gruppo di sostegno di Energia per Rivarolo, l’idea di realizzare un Flash Mob a Rivarolo il 2 agosto in poche ore ha preso forma e ha raccolto le adesioni di tanti cittadini e di molte di realtà – ANPI del Canavese Occidentale, Associazione Culturale Due Torri, Comitato Pace Alto Canavese, CGIL, Pax Christi, ProXimaMente, Tavolo Antifascista XXV Aprile Alto Canavese, Unione Marocchini all’Estero in Italia, insieme a Partito Democratico, Sinistra Italiana-AVS, Movimento 5 Stelle e noi della lista civica Energia per Rivarolo – che hanno voluto portare le loro testimonianze e le loro emozioni.
Gli interventi che seguono, una pluralità di voci, sono un po’ il cuore dell’evento: letture di testimonianze di chi quel dramma lo conosce in prima persona, riflessioni che nascono dall’indignazione, dalla frustrazione, dal dolore, ma anche dalla speranza che la coscienza civile possa ancora farsi sentire e che si ponga fine al massacro.
Helen Ghirmu – Capogruppo di Energia per Rivarolo

Helen Ghirmu, dopo aver ringraziato le associazioni che hanno aderito all’iniziativa e tutti partecipanti ha affermato:
“Siamo qui oggi come testimoni di pace e di umanità. Oggi ci schieriamo. Oggi ci schieriamo dalla parte dell’umanità.
Siamo spesso abituati, soprattutto una parte politica che è anche la mia, a evidenziare la bellezza della differenza. E a volte nell’evidenziare quanto siamo differenti e quanto è bella la nostra differenza, ci dimentichiamo di ricordare una cosa che è importantissima: ciò che ci rende uniti.
Ciò che ci rende tutti uguali su questa terra, e talmente vicini gli uni all’altro dal voler essere oggi qui, a Rivarolo Canavese, pur sapendo che non sarà la giornata di oggi a far terminare il genocidio che sta avvenendo, ma ci fa sentire responsabili.
Una nostra concittadina, Martina Marchiò, più volte ha testimoniato quello che ha visto come infermiera, in presenza, in prima persona.
Anche oggi l’abbiamo invitata ma non può essere da noi perché è in Toscana a portare testimonianza di pace e di umanità in tutta Italia.
Vorrei riportare un suo post di qualche giorno fa, con una citazione di Bertrand Russell:
‘Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta.
Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata.
Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.‘
Queste parole hanno un significato ancora più vero in un momento storico come questo, un periodo in cui la libertà di parola e di espressione è messa a rischio costantemente. Il futuro dipende da noi!”
Gabriella Meaglia – ANPI Rivarolo Favria Oglianico

L’impegno e i valori delle sezioni ANPI
“Siamo sempre dalla parte delle vittime e mai dei carnefici, in qualsiasi conflitto. Grazie a tutti coloro che sono presenti per condividere i valori dell’ANPI che è e sarà sempre un’associazione portatrice di pace. Questo rumore è la nostra rabbia, è il nostro dolore, ma è anche la nostra speranza che questo finisca presto.
Questa mattina durante il volantinaggio qualcuno ci diceva ‘Cosa ci state a fare qua, tanto non serve?’ Certo non serve a fermare la guerra, magari avessimo questo potere. Ma serve a non lasciare solo chi sta soffrendo.
Le sezioni ANPI del Canavese Occidentale presenti – Alpette, Castellamonte, Cuorgnè, Forno, Pont, Rivarolo-Favria-Oglianico, Valperga-Pertusio – sono qui per testimoniare l’impegno dell’ANPI: essere sempre dalla parte delle vittime e mai dalla parte dei carnefici. In qualsiasi conflitto, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione, dal pensiero politico, dall’etnia.
Mio padre, il partigiano Dante Meaglia che a vent’anni ha perso una gamba per colpa del fascismo, mi ha sempre detto: ‘La guerra è un mostro‘. E noi siamo qui oggi per combattere questo mostro, perché vogliamo essere dalla parte dei bambini.
I bambini sempre, in qualsiasi parte del mondo, sono le prime vittime della guerra. E non è retorica dire che i bambini sono la vita, la speranza, il futuro. Chi uccide i bambini uccide la vita stessa e la speranza del futuro.
Non possiamo più tollerare di vedere bambini ridotti a pelle e ossa morire per la fame, morire per le armi. Non possiamo più tollerare questo se vogliamo considerarci civili e restare umani.
Siamo qui anche come risposta a Martina Marchiò e a tutti gli operatori che nel mondo rischiano la vita tutti i giorni. Qual è la loro richiesta? È fare in modo di non essere dimenticati. Perché chi dimentica, uccide. Il silenzio, il menefreghismo, l’indifferenza, l’oblio sono armi.
A chi ci accusa di essere di parte, possiamo rispondere a testa alta: sì, siamo dalla parte della vita, siamo dalla parte dell’umanità!”
Marino Tarizzo – Associazione Due Fiumi/ANPI Pont/Comitato Pace Alto Canavese

Lettura di una poesia di Hend Joudah
“Voglio leggere la poesia ‘Cosa significa essere poeta in tempo di guerra?’ della poetessa palestinese Hend Joudah, nata nel 1983 nel campo profughi di al-Bureij a Gaza. Ha scritto poesie, canzoni, racconti e sceneggiature per documentari. La sua prima raccolta si intitola ‘Nessuno se ne va sempre‘.
Cosa significa essere poeta in tempo di guerra?
Significa chiedere scusa,
chiedere continuamente scusa, agli alberi bruciati,
agli uccelli senza nidi, alle case schiacciate,
alle lunghe crepe sul fianco delle strade,
ai bambini pallidi, prima e dopo la morte
e al volto di ogni madre triste, o uccisa!
Cosa significa essere al sicuro in tempo di guerra?
Significa vergognarsi,del tuo sorriso, del tuo calore,
dei tuoi vestiti puliti, delle tue ore di noia,
del tuo sbadiglio, della tua tazza di caffè,
del tuo sonno tranquillo, dei tuoi cari ancora vivi,
della tua sazietà, dell’acqua disponibile,
dell’acqua pulita, della possibilità di fare una doccia,
e del caso che ti ha lasciato ancora in vita!
Mio Dio, non voglio essere poeta in tempo di guerra.”
Livio Obert – Pax Christi/Comitato Pace Alto Canavese

Lettura intervento di don Mimmo Battaglia
“Come Pax Christi dispiace constatare che nonostante i continui interventi di Papa Francesco prima, e di Papa Leone adesso, per sensibilizzare sul tema della Pace e del disarmo seguiti dai tanti interventi di numerosi Vescovi come Mons. Battista Arcivescovo di Napoli, a livello di parroci la sensibilità e l’impegno sia minimo. Neanche le campane sono state suonate, pare per mancanza di comunicazione.
Vi leggo ora una parte dell’intervento sulla pace di don Mimmo Battaglia, pubblicato sul quotidiano Avvenire l’8 luglio scorso:
‘Se non per Dio, fatelo per ciò che d’umano resta nell’ Umanità…
Quando i cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel soffitto invece delle stelle. Guardate il soldato ventenne spedito a morire per uno slogan. Guardate i chirurghi che operano al buio in un ospedale sventrato.
Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”. Scrosta ogni vernice di patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite spezzate.
Non chiamate “danni collaterali” le madri che scavano tra le macerie.
Non chiamate “interferenze strategiche” i ragazzi cui avete rubato il futuro.
Non chiamate “operazioni speciali” i crateri lasciati dai droni.
Togliete pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna. Ma ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per ricavarne cenere.
Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi guadagna sulle macerie. L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e quando il suo valore viene tradotto in utile.
Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Finché le armi detteranno l’agenda, la pace sembrerà follia.
Perciò, spegnete i cannoni. Fate tacere i titoli di borsa che crescono sul dolore. Restituite al silenzio l’alba di un giorno che non macchi di sangue le strade.
Tutto il resto — confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda — è nebbia destinata a svanire. Rimarrà solo una domanda:
“Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata affidata?”
Che la risposta non sia un’altra sirena nella notte.
Convertite i piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di cura. Sedete accanto alle madri che frugano tra le macerie per salvare un peluche: scoprirete che la strategia suprema è impedire a un bambino di perdere l’infanzia.
Portate l’odore delle pietre bruciate nei vostri palazzi: impregni i tappeti, ricordi a ogni passo che nessuno si salva da solo e che l’unica rotta sicura è riportare ogni uomo a casa integro nel corpo e nel cuore…”
Alessandro Massa

Appello ai cittadini
Sono una persona comune che sta soffrendo profondamente per quello che sta succedendo a Gaza. Per i molti bambini scheletriti, affamati, morti: vedere quelle immagini questa mattina al mercato mi ha fatto piangere.
Non ho timore di dire che questo è un orrendo genocidio, ripeto genocidio, perpetrato da esseri ignobili. Ma voglio insistere a dire che se tutti noi cittadini ci uniremo, qualcosa di buono potrà accadere.
Perché la Palestina deve essere un libero Stato, perché la Pace è una conquista importante!
Devo segnalare che non mi sento tutelato da questo governo che chiude gli occhi e si gira dall’altra parte di fronte a un genocidio mirato ed inaccettabile.
Sono e sarò sempre antifascista. No al genocidio, no allo sterminio, sì alla Palestina, sì alla Pace!
Michela Rossi Sebastiano – ProXimaMente

Lettura di un brano tratto da “Brucia anche l’umanità, diario un’infermiera a Gaza” di Martina Marchiò
‘Nessuno parla più di futuro a Gaza, le persone dal 6 maggio 2024 hanno perso del tutto la speranza, vivendo costantemente con la paura di morire e di essere cancellate da questa terra. Un intero popolo annientato e una generazione di bambini dall’infanzia negata.
Sono bambini che vivono tra le esplosioni, gli attacchi e gli spostamenti continui, ammassati in tende in cui ormai la temperatura sfiora i quaranta gradi.
Sono bambini dagli occhi già adulti, molti non sorridono più e alcuni dicono di voler morire per raggiungere la loro mamma. Bambini che trascorrono notti insonni, che fanno incubi senza sosta, che pensano solo alla sopravvivenza quotidiana.
Ho visto un’infinità di piccoli disabili, amputati, impossibilitati a ricevere delle stampelle o una carrozzina, perché sono fatte di metallo e Israele da tempo ne boicotta l’entrata, pensando possano essere utilizzate per costruire armi.
Ho incontrato piccoli esseri umani in preda al dolore lancinante a causa delle ferite subite e ne ho osservati alcuni spegnersi ed essere collocati in minuscoli sacchi bianchi.
Il confine è ancora chiuso e nel momento in cui questo libro viene dato alle stampe neanche i bambini gravemente malati possono uscire da Gaza per ricevere cure adeguate. Medicine e rifornimenti scarseggiano e il personale medico si sta ritrovando a prendere decisioni difficili, a dover scegliere chi poter salvare.
Non dimentichiamoci di Gaza e del popolo palestinese, continuiamo a raccontare e a parlarne con forza. Chi resta in silenzio è complice’.
Bruno Boggio – Tavolo Antifascista XXV Aprile Alto Canavese/Comitato Pace Alto Canavese

Dobbiamo prendere e fare prendere coscienza
“Tavolo antifascista cosa vuol dire?
Vuol dire che la nostra ragion d’essere è l’antifascismo. E antifascismo vuol dire una cosa fondamentale, essenziale e oserei dire radicale: vuol dire pace.
Attenzione, non vuol dire contrapposizione con qualcos’altro o qualcun altro. Antifascismo vuol dire pace. Con questo spirito sono qui oggi a testimoniare per la pace.
Mentre sentivo gli interventi ho provato a pensare a quello che sta succedendo in questo momento a Gaza. E mi viene un groppo in gola perché non possiamo non angosciarci, non possiamo non piangere di fronte a questa distruzione predeterminata, progettata, voluta, programmata da tutto l’occidente, che è davvero UCCIDENTE, non occidente.
Dobbiamo prendere coscienza, dobbiamo far prendere coscienza, dobbiamo pretendere che si prenda coscienza.
Perché la pace non è una velleità, è una necessità. La pace è un bisogno fondamentale, primario, come mangiare, bere, vestirsi, avere una casa, avere un lavoro. La pace è una necessità vitale.
È per questo che dobbiamo continuare questa battaglia. Cerchiamo di farlo tutti insieme, tutti uniti, e tutti più convinti e certi che questa è oggi, umanamente parlando, l’essenza della verità.”
Danila Tarizzo – Energia per Rivarolo

Dal report “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” di Francesca Albanese
La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese per i Diritti Umani nei territori palestinesi occupati, dopo un’indagine iniziata nel 2022, ha presentato recentemente un rapporto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
In questo rapporto Francesca Albanese ha scritto nero su bianco perché non si è ancora fermato questo genocidio. La risposta è in due parole: perché paga, e paga bene.
Si è passati da un’economia di occupazione a un’economia di genocidio che genera business, profitto. Molte sono le aziende e le multinazionali che si sono arricchite con il genocidio di Gaza: aziende delle armi, servizi, trasporti, turismo, edilizia, banche, università, centri di ricerca, enti a partecipazione statale.
Anche l’Italia ha violato il diritto internazionale per non aver fatto nulla per fermare e prevenire il genocidio. Anzi l’ha sostenuto con il commercio delle armi e politicamente.
Come dice Francesca Albanese nel suo rapporto: non si commercia, non si compra e non si vende con uno stato accusato di atroci crimini di guerra, che utilizza addirittura la fame e la sete come armi di distruzione di massa.
Il paradosso è che chi mette in luce la verità del genocidio viene sanzionato. Chi lo commette viene protetto e tutelato. Con estrema amarezza ma soprattutto con indignazione, possiamo dire che in questo pezzo di storia l’umanità e i diritti umani sono finiti sotto le macerie di Gaza.”
Walter Kiesl – Sinistra Italiana – Alleanza Verdi Sinistra

Lettura di brani da ‘Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina’ di Francesca Albanese
“Credo moltissimo nella possibilità di ritrovarsi insieme come famiglia umana, riscoprendo il vero e profondo significato della solidarietà, dal latino ‘solidum’, tutt’uno, qualcosa di intero, completo. E così, come un unico corpo, dovremmo unirci, incontrarci e resistere.
Il sistema che reprime i palestinesi è lo stesso al quale apparteniamo noi. È il sistema che decide al posto nostro, quello che trasforma il lavoro in precariato e i diritti in privilegi, che fa in modo di alienarci gli uni dagli altri, rendendoci tutti più fragili e insicuri, che considera la solidarietà un atto sovversivo e l’empatia una disfunzione mentale e sociale.
Sono meccanismi subdoli che un giorno dopo l’altro contribuiscono a disintegrare i legami e a compromettere la nostra capacità di agire insieme per una causa giusta, dall’ambiente alla Palestina, dal lavoro precario alle questioni di genere.
Serve coraggio per contrastare gli ingranaggi del sistema, ma ho avuto modo di cogliere l’impulso di tante comunità in cerca di giustizia, di dignità e di un futuro migliore, al di sopra delle differenze.
Quella della Palestina è una questione giuridica di illegalità protratta, istituzionale e sistemica. 57 anni di occupazione militare di Gaza e della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Dall’esodo forzato dei palestinesi iniziato nel 1948 con la nascita di Israele. E ora viene perpetrato un genocidio.
È tempo di schierarsi contro la devastazione di ciò che resta della Palestina, di lottare contro un sistema fondato sull’uso della forza. A questo male dilagante dobbiamo rispondere con consapevolezza e azione.
Da soli siamo fragili come le ali di una farfalla, ma uniti possiamo fare una tempesta. È un principio della fisica, il Butterfly effect. Ogni nostro più piccolo gesto è un battito d’ali che innesca una catena di conseguenze.
Dobbiamo crederci, perché la storia ci insegna che questo può succedere. È nell’interconnessione delle lotte per l’emancipazione e la libertà – individuale e collettiva – che dobbiamo ritrovare il nostro ‘solidum’. Insieme possiamo affrontare qualsiasi sfida. Quindi battiamo le ali, facciamo la tempesta.
Facciamo rumore!”
Edo Gaetano – Ex sindaco di Rivarolo

Appello agli amministratori di Rivarolo
“Non vedo rappresentanti della maggioranza. La mia non è una nota polemica ma un invito, una preghiera, a conoscere, a cercare di capire: se si capisce cosa accade non si può rimanere indifferenti. Altri comuni hanno preso posizione.
È costituzionalmente garantito che gli enti locali possano promuovere azioni politiche nei confronti degli enti superiori, Regione e Governo, affinché questi assumano una chiara posizione nei confronti di Israele e per il riconoscimento dello Stato di Palestina, come fatto da moltissimi altri comuni.
Sono molti i comuni, di orientamento di destra come di sinistra, che hanno scritto al governo chiedendo di prendere posizione: è facoltà costituzionale il farlo. Non possono costringerci ad assumerci la colpa gravissima di chi sta a guardare senza agire”
Davide Pieruccini – Consigliere comunale di Cuorgnè
Appello ai consiglieri comunali del territorio
“Mercoledì scorso nel nostro Comune sono state approvate due mozioni: una sul disarmo e l’altra sul riconoscimento dello Stato di Palestina e la richiesta di cessate il fuoco immediato.
Essendo il comune l’ente pubblico più vicino alla popolazione locale, è giusto che si portino in quella sede temi di così ampio respiro. Auspico che anche a Rivarolo e negli altri comuni del Canavese si possano prendere iniziative analoghe”.

Gaza, testimonianza e impegno: Facciamo rumore!
Non possiamo permettere che la tragedia di Gaza scivoli nell’oblio. Non possiamo rimanere indifferenti.
Frantz Fanon ne ‘I dannati della terra‘ scriveva: “Ciò che conta non è conoscere il mondo, ma cambiarlo“. Conoscere l’oppressione serve solo se porta all’azione politica per rovesciarla.
Esiste la diplomazia degli Stati e quella dei popoli. La diplomazia popolare non ha i protocolli eleganti di quella ufficiale, ma ha ciò che quella istituzionale ha smarrito: l’umanità.
La diplomazia ufficiale conta i morti come “danni collaterali”, quella popolare li chiama per nome: sono bambini, madri, padri. In questa differenza si gioca il futuro della nostra umanità.
Il rumore di quel 2 agosto non si è esaurito nelle strade di Rivarolo: continuerà nei gesti, nelle parole, nelle scelte quotidiane di chi c’era e di chi oggi legge queste testimonianze. Di chi, come noi, continuerà a battersi contro le ingiustizie.
Con i consiglieri comunali di Cuorgnè e le associazioni promotrici, stiamo elaborando una proposta per il Consiglio Comunale di Rivarolo Canavese che sia di impegno per la nostra amministrazione.
Aderiamo idealmente alla “Giornata Globale dell’azione” del 9 agosto 2025 promossa dal ‘Global Movement to Gaza‘ pubblicando e condividendo con tutti voi le letture e gli interventi dello scorso sabato e chiedendovi di continuare a fare rumore condividendo questi articoli. E, perché no, chiedendovi di trovare un momento per far volare alti nel cielo aquiloni colorati.
Il Canavese Occidentale si è mobilitato per la Palestina e non si ferma
Il nostro territorio ha visto negli ultimi mesi una crescente mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese, con diverse iniziative che hanno coinvolto cittadini e organizzazioni locali:
“Flash mob: Facciamo rumore per Gaza” – Rivarolo Canavese, 2 agosto 2025: l’evento ha preso ispirazione da manifestazioni simili svolte in altre città italiane, dimostrando come la sensibilità verso la causa palestinese sia diffusa a livello nazionale.
Facciamo rumore per Gaza: “Da soli siamo fragili come le ali di una farfalla, ma uniti possiamo fare una tempesta”
“Umanità sospesa” – Castellamonte, 26 giugno 2025 : una serata di verità e resistenza: la testimonianza di Martina Marchiò a Castellamonte riaccende le coscienze sull’emergenza di Gaza
CASTELLAMONTE – Riflettori accesi su Gaza: tanta gente per «Umanità Sospesa» con Martina Marchiò
“La fame non è un’arma di guerra” – Rivarolo Canavese, 17 maggio 2025: un flash mob di grande partecipazione per denunciare l’utilizzo della fame come arma di guerra nella Striscia di Gaza con il blocco degli aiuti umanitari da parte di Israele.
RIVAROLO CANAVESE – Grande partecipazione al Flash Mob per Gaza (FOTO)
Il gruppo Energia per Rivarolo, insieme a numerose altre realtà del territorio, ha sostenuto attivamente queste iniziative di sensibilizzazione e mobilitazione.
Ogni gesto conta. Ogni voce contribuisce a rompere il silenzio complice. Oggi e ogni giorno, facciamo rumore!
Seguiteci sul blog e sui nostri social per le prossime iniziative. Restiamo in contatto.
Il gruppo consiliare Energia per Rivarolo: Helen Ghirmu, Silvia Donetti, Riccardo Cerrano
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