Antifascismo e anticomunismo non sono assimilabili

La consigliera Ghirmu “censura” il discorso del primo cittadino al 25 Aprile – Il Canavese, 29 aprile 2026

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RIVAROLO CANAVESE – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un passaggio del suo discorso sul 25 Aprile ha detto: «Quello che rende straordinaria la Festa della Liberazione è il fatto che sia nata da scelte difficili, pericolose, compiute in contesti diversi, ma unite da uno stesso senso di responsabilità. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tantomeno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è l’amore di Patria». Un richiamo che però Rivarolo pare non aver fatto breccia e sembra un po’ caduto nel vuoto.

«Giusto il tributo ai partigiani e alle staffette in bicicletta da Castellamonte e Cuorgnè, il corteo e i discorsi». Inizia così, la sua disamina, Helen Ghirmu, consigliera di opposizione del Gruppo Energia per Rivarolo, presente alle celebrazioni: «Preziosa – sottolinea – l’orazione di Gabriella Meaglia, presidentessa dell’ANPI “Tina Anselmi” di Favria, Oglianico e Rivarolo Canavese. Un dono per la comunità in un giorno di festa aggregazione». E fin qui tutto bene.

Ma c’è un “ma”. Il discorso del sindaco. «L’amaro in bocca lo ha lasciato invece il nebuloso intervento del Sindaco. Stringendo tra le mani un libro di Umberto Eco, consigliato senza citarne il titolo – immaginiamo si riferisse a Il Fascismo Eterno – ha invitato la collettività a porsi di fronte al valore dell’antifascismo “con fare critico”. Strano poi perché, rileggeremo il libro, non ci sembra questa la direzione di Eco. Il Sindaco ha voluto mettere in dubbio la consapevolezza di chi oggi si professa antifascista. E peggio collocando l’antifascismo in una “zona grigia” non definita. Un concetto preso prestito dal sociologo Rocco Sciarrone, che però parlava della zona grigia mafiosa, dove è difficile distinguere il bene dal male».

Il riferimento è alla lezione di sociologia del professore torinese a Palazzo Lomellini. «Ma un altro concetto – aggiunge sempre Ghirmu – vorremmo riprendere noi dal prezioso discorso di Sciarrone in sala consiliare: attenzione a non cadere nella mitologia delle celebrazioni, senza essere consapevoli dei valori e dell’importanza sociale che questi hanno sulla comunità.

Non serviamo noi a dire che il percorso pedagogico del sindaco ha preso una cantonata. Bastano gli storici. Basta Alessandro Barbero, per capire perché antifascismo e anticomunismo sono concetti diversi e non semplicisticamente assimilabili. Basta leggere le parole di Gianni Oliva: l’antifascismo non è opinabile. La Storia ha già decretato qual è stata la parte giusta e cosa e chi l’antifascismo ha combattuto.

Oggi, aderendo all’Anpi, portando il tricolore sulle spalle e, soprattutto, rifiutando politiche di sopraffazione, violenza e controllo, scegliendo invece la presa di cura della nostra comunità, ci dichiariamo convintamente e consapevolmente antifascisti. Capaci di accogliere idee diverse delle nostre, senza cancellarle né a sminuirle. Ma con gli anticorpi pronti a reagire se qualcosa vuole minare i nostri valori.

Non normalizzeremo i discorsi di chi vuole sminuire il valore fondante della nostra Costituzione, su cui tutti gli amministratori hanno giurato. E per quanto avremmo voluto abbandonare l’orazione del Sindaco, irrispettosa della tanta gente in piazza, abbiamo scelto di restare, e intonare forte il nostro Bella Ciao. Il canto di tutti e per tutti. Patrimonio comune, memoria collettiva. Il canto che ci ricorda che la nostra libertà è il dono di chi ha combattuto per noi. Un canto con cui danziamo e ci commuoviamo e con cui, in tutto il mondo, ricordiamo che la libertà è un bene prezioso che va custodito, difeso e tramandato.»

Maurizio Vermiglio – Il Canavese, 29 aprile 2026

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Gianni Oliva – La Stampa, 24 aprile 2026

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