25 aprile a Rivarolo Canavese: il Sindaco relativizza l’antifascismo. Noi no!

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Anche quest’anno il Sindaco ha dimostrato quanto abiti con fatica le celebrazioni del 25 aprile. Ed è un gran peccato. Perché i nostri Padri costituenti hanno dimostrato in modo chiaro e netto da che parte sta la nostra Repubblica democratica: l’antifascismo non ha colore politico, è fondamento comune.

Il primo cittadino non si accorge che con le sue osservazioni contribuisce a rompere quel patto che 81 anni fa saldò tutte le forze politiche attorno a un valore chiaro: l’Antifascismo. Sono le parole di chi relativizza, normalizza e tenta di riscrivere la Storia, a dare ossigeno a rigurgiti neofascisti. Leve estreme che appaiono addirittura quasi spalleggiate dall’attuale governo: non serve ricordare che la sede di CasaPound a Roma non è ancora stata sgomberata, e che suoi esponenti vengono invitati in Parlamento.

Il Sindaco, rivolgendosi agli studenti presenti in piazza, li ha invitati a sviluppare “spirito critico nei confronti dell’antifascismo”, paragonandolo alla “zona grigia” mafiosa descritta dal prof. Sciarrone in Sala Consiliare. Quella zona dove bene e male si confondono.

Ma la Storia quel confine lo ha già tracciato. Lo ha detto bene Gianni Oliva su La Stampa: ha vinto il progetto antifascista. Quello che voleva liberare l’Italia dalla continuità con il fascismo.

L’antifascismo è nella Costituzione, quella su cui il Sindaco ha giurato e che è base della nostra democrazia.

Noi dubbi non ne abbiamo. È grave che ne abbia lui. Siamo tutti antifascisti, Noi. Nessun dubbio, nessuna confusione. Se per un attimo abbiamo pensato di lasciare la piazza durante l’orazione del Sindaco per esprimere dissenso, abbiamo scelto di restare. E sempre resteremo. Con il tricolore sulle spalle, e con la chiara idea di quale Patria difendiamo. Siamo rimasti e abbiamo chiuso la celebrazione intonando forte Bella Ciao, grati a Gabriella Meaglia, presidentessa della sezione ANPI “Tina Anselmi” di Favria, Oglianico e Rivarolo Canavese, per la sua splendida orazione e per il lavoro che fa crescere la nostra sezione giorno dopo giorno.

Rispondiamo al Sindaco con una citazione non di Umberto Eco, ma da “Il sentiero dei nidi di ragno” (1947) di Italo Calvino, il suo romanzo d’esordio ambientato durante la Resistenza partigiana.

Il brano è tratto dal monologo del commissario politico Kim, uno dei personaggi più riflessivi del romanzo. In questo passo Kim riflette sul significato profondo della lotta partigiana, distinguendola non tanto sul piano militare — i gesti sono “uguali” a quelli del nemico — ma sul piano storico e morale: i partigiani combattono per il riscatto e la liberazione futura, i fascisti per perpetuare odio e schiavitù.

È uno dei passi più citati e discussi della letteratura italiana del Novecento, denso di tensione etica e politica.

“Quindi, lo spirito dei nostri… e quello della brigata nera… la stessa cosa?… — La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa… – […] la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. […] Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? Uguale al loro, nulla va perduto: tutto servirà se non a liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi.

L’altra è la parte dei gesti perduti; degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi.

Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.”

Helen Ghirmu, Gruppo Consiliare Energia per Rivarolo

Rassegna stampa:

https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/695345/25-aprile-a-rivarolo-canavese-il-sindaco-relativizza-l-antifascismo-la-piazza-risponde-cantando-bella-ciao.html

Link al posto dei “La Voce”: 25 aprile, a Rivarolo Canavese il sindaco relativizza l’antifascismo, la piazza risponde cantando bella ciao 👇🏽

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Quotidiano Canavese: Celebrazioni del 25 aprile: la banda musicale di Rivarolo suona “Bella Ciao”/Link alla pagina Facebook: 👇🏽

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Il Canavese mercoledì 29 aprile 👇🏽

Antifascismo e anticomunismo non sono assimilabili

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